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Il Museo della Nave Romana

21/05/2015

Il relitto è stato scoperto casualmente nell' autunno del 1980, in occasione di lavori di dragaggio del principale canale collettore di Valle Ponti, a poche centinaia di metri da Comacchio.
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E' stato oggetto di campagne di scavo, curate dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, dal 1981 a tutto il 1989, anno in cui lo scafo fu definitivamente recuperato e alloggiato in una vasca di cemento realizzata nel Museo della Nave Romana, appositamente istituito dal Comune di Comacchio nel complesso di Palazzo Bellini.
 
L'imbarcazione, naufragata verso la fine del I secolo a.C., è particolarmente interessante per quanto riguarda la tecnica costruttiva, la strumentazione di bordo, i prodotti trasportati, i loro contenitori, gli oggetti d'uso quotidiano in navigazione, tra cui svariati indumenti, illuminanti sulla vita a bordo di una nave romana d'età augustea.
Altro elemento di interesse sta nel fatto che la ricchezza, in quantità e in qualità, dei reperti fa supporre che non ci siano state asportazioni nel tempo; è pertanto presumibile che l'interramento sia stato molto veloce, il che è riconducibile ad aspetti, e quindi studi, connessi con la geomorfologia e la sedimentologia del territorio litoraneo padano in epoca storica.
Fortuna Maris offre una panoramica completa dell'ambiente in cui si arenò la nave, insieme con ipotesi sulle cause del naufragio e sulle modalità del seppellimento; dà inoltre un'accurata descrizione delle complesse fasi dello scavo, della tecnica costruttiva dello scafo, della zavorra (ghiaia, ciottoli, tronchi di bosso accatastati); delle attrezzature recuperate, tra cui bozzelli, una caviglia per dare volta ai cavi, un borello per unire due cavi tra loro, un cavicchio, una sassola ottenuta da un unico blocco di legno, mazzuoli, ascia e pialla; degli utensili della cambusa, delle ceramiche, degli svariati oggetti accessori.
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La nave trasportava una cospicua quantità di lingotti di piombo, contrassegnati da marchi diversi, tra cui è frequente il nome di Marco Vipsanio Agrippa (morto nel 12 a.C.), che si presume venissero dalla Spagna e fossero destinati al commercio. Ma il vasellame costituisce la parte preponderante del carico: sono state rinvenute numerose anfore, bicchieri, coppe.
 
Gli oggetti in piombo di altissimo pregio artistico sono rari, essendo tale metallo prevalentemente usato per la fusione, l'impressione e l'impiego di ordine pratico; eppure la nave di Comacchio trasportava sei tempietti, realizzati per saldatura o incastro di lamine di piombo prestampate, con cella interna contenente immagini di divinità.
 
 
Interessante è la presenza di una stadera a due portate, probabilmente impiegata per la vendita al dettaglio della merce, che conferma l'attività commerciale cui era destinata la nave. Si compone di un'asta graduata con tre anelli - cui sono sospesi gli uncini e il piatto, sorretto da quattro catene - che termina con un occhiello, al quale era attaccato il romano, cioè il peso sferico, di bronzo fuso riempito di piombo.
La nave ha pure restituito indumenti, sacche e calzature di cuoio, che bene illustrano l'abbigliamento quotidiano della gente di bordo, tanto più interessanti perché si discostano da precedenti ritrovamenti provenienti dagli acquartieramenti militari.
 
Numerosi gli oggetti metallici per uso vario, da tavola, da toilette, da cucina, da farmacia, di cui spesso non è chiara la funzione distinta o la datazione, perché nei rilievi e nelle fonti letterarie alcuni sembrano impiegati per più scopi, mentre la resistenza del metallo li conserva in uso per lungo tempo. Tra i vari oggetti anche tre calamai, probabilmente per la contabilità di bordo; una specie di sonda per uso medico; e un gruppo di ami di bronzo, conservati in un cestino di vimini, di misura e foggia varia, forse perché di produzione artigianale oppure da usare per tipi diversi di pesca. L'assenza di attrezzi atti alla pesca delle anguille, da sempre risorsa alimentare fondamentale nella zona del ritrovamento, fa supporre che la nave fosse in transito.
Tra gli oggetti in legno, un mortaio, unico esemplare ritrovato, sebbene più fonti li citino, realizzato manualmente da un pezzo di legno escavato, e poi decorato con incisioni all'imboccatura; alcune pissidi lavorate al tornio; cassettine realizzate con sottili assicelle piatte, ottenute con l'ausilio della pialla; lucerne provenienti dalla zona della cambusa, come indicano sul beccuccio i segni di annerimento dovuti alla combustione dello stoppino, quindi destinate alla vita di bordo anziché al commercio.